La Diade. Comunicazione Interpersonale Consapevole

30/09/2020 di Silvia Vertemati

Una tecnica efficace per l’ evoluzione umana

“L’amore vero è inesauribile: più ne dai, più ne ricevi.” Antoine de Saint-Exupery

La diade, dal latino dyas e dal greco δυάς si traduce in italiano con la parola due.

Ma la parola diade ha un significato etimologico ben definito: significa “coppia” e nella sua essenza è composta da due individui in relazione fra loro.

È una particolare tecnica di comunicazione che produce un reale miglioramento personale.
Fu ideata negli anni 60 in America da ricercatori che operavano nel campo delle risorse umane.

È un frutto del nostro tempo, nata come risposta alle esigenze dell’uomo contemporaneo quale valido approccio all’evoluzione della coscienza.  Benché relativamente recente, si fonda sulla conoscenza di principi di vita millenari e risulta una buona sintesi tra passato e presente,teoria e pratica, ricerca interiore e vita quotidiana.

Per comprendere più a fondo la diade esploriamo insieme alcuni temi.

Definizione di diade

La diade è una tecnica di comunicazione che ha per meta la consapevolezza personale dell’individuo.

La diade fa nascere coscienza.
Quando una persona comunica un contenuto ad un’altra e se il contenuto è espresso adeguatamente e l’altro è capace di comprenderlo, viene prodotta coscienza.

Questo significa che se il messaggio non è vero, la sua falsità viene messa in evidenza poiché esso perde il suo potere e inizia a dissolversi.

Se invece il messaggio espresso è vero, diviene ancora più chiaro, si afferma e si rafforza.

Per comprendere questo principio possiamo fare un esempio concreto.

Un ragazzo riceve una proposta di lavoro e non sa se accoglierla o meno.

Vorrebbe accettare per crearsi un’autonomia e una sicurezza economica e perché gli piacciono alcuni aspetti di quella professione.

Tuttavia, preferirebbe rifiutare: ha timore di non essere preparato in modo adeguato, oppure vorrebbe proseguire gli studi o desidera un’attività diversa.

Comunicando in modo preciso e completo e sentendosi compreso dall’altra persona che gli dedica la propria attenzione, il ragazzo diverrà più consapevole di questa particolare realtà della sua vita.

Gli aspetti fondamentalmente falsi inizieranno a dissolversi e i punti importanti emergeranno chiaramente.

Attraverso il processo di comunicazione, comprensione e consapevolezza, i dubbi iniziano a diradarsi e la scelta del proprio presente e del proprio futuro potrà essere fatta in modo più maturo.

Praticando la diade su svariati aspetti di sé stessi e della propria esistenza viene gradualmente a crearsi una particolare maturità, che rafforza la capacità di scegliere, di decidere, di realizzare le proprie aspirazioni e di riconoscere l’essenza della vita.

Come funziona la diade

La diade viene praticata da due partecipanti, seduti uno dinnanzi all’altro ad una distanza confortevole, che non crei disagio a nessuno dei due e che permetta una vicinanza tale da garantire un contatto visivo.

Uno dei due ha un ruolo attivo, cioè comunica, mentre l’altro ascolta.

Attivo è colui che sta compiendo l’atto comunicativo e che sta eseguendo una introspezione alla ricerca di un contenuto da comunicare.

Ricettivo è colui che si pone in ascolto di quello che gli viene comunicato in totale apertura nei confronti della persona che ha di fronte a sé.

Non ci sono interruzioni e interventi con domande chiarificatrici da parte di chi ascolta, né cenni di assenso o dissenso nei confronti del contenuto della comunicazione.

Il conduttore pone una domanda, per esempio “Dimmi un problema che hai momentaneamente nella tua vita”, alla quale chi è nel ruolo attivo risponde.
Egli cerca con attenzione dentro di sé cosa emerge di importante riguardo la particolare domanda che gli è stata rivolta.

Nel condividere le proprie esperienze, riflessioni, sentimenti ogni persona non si riferisce direttamente a nessun altro, comunica soltanto di sé stessa.

Dopo cinque minuti i ruoli si invertono.

I ruoli infatti seguono uno scambio alternato: in un primo turno un individuo parla e l’altro riceve la comunicazione, mentre nel secondo turno i ruoli si invertono: chi stava parlando ora ascolta, e chi stava ascoltando ora comunica.

Lo scambio dei ruoli viene generalmente scandito da un timer, che segnala quando è concluso il turno.

Chi ha ascoltato riceve ora la stessa domanda e comunica il proprio vissuto.

Il cambio dei ruoli avviene per dieci volte consecutive per un totale di cinquanta minuti.

La diade viene generalmente praticata in gruppo affinché ognuno possa condividere con persone diverse.

Alla fine della diade i partecipanti si ringraziano.

Gli aspetti fondamentalmente falsi inizieranno a dissolversi e i punti importanti emergeranno chiaramente.

Attraverso il processo di comunicazione, comprensione e consapevolezza, i dubbi iniziano a diradarsi e la scelta del proprio presente e del proprio futuro potrà essere fatta in modo più maturo.

Praticando la diade su svariati aspetti di sé stessi e della propria esistenza viene gradualmente a crearsi una particolare maturità, che rafforza la capacità di scegliere, di decidere, di realizzare le proprie aspirazioni e di riconoscere l’essenza della vita.

Macrocosmo e microcosmo

La diade relazionale è una ripetizione del processo evolutivo umano e sono queste le fondamenta della sua grande efficacia.

A livello macrocosmico, nel processo universale ed impersonale dell’evoluzione. si verifica una particolare spinta: conoscere quello che è sconosciuto, comprendere ed essere pienamente consapevoli di ciò che appare diverso e separato da sé.

Nella diade come espressione del microcosmo si ripete esattamente lo stesso processo: una persona parla e una ascolta in silenzio.

Ciò che è l’altro, separato da sé, sconosciuto, viene gradualmente compreso, accettato e integrato.

Perciò la diade riproduce e attua la natura stessa dell’esistenza: conoscere quello che è ancora sconosciuto.

Il ciclo di comunicazione completo

Nella diade il ciclo di comunicazione è completo: una persona comunica, una comprende e la prima sa che l’altra ha compreso.

Nella vita quotidiana non sempre la comunicazione è così precisa ed esauriente poiché spesso viene deformata da numerose disfunzioni: interrompere l’altro mentre parla, non ascoltare, parlare senza sapere cosa si vuole dire veramente, non dire la verità, non concludere il tema iniziato, non avere interesse a comprendere veramente cosa l’altro vuole trasmetterci, non sapere se l’altro ha compreso o meno, alzare o alterare il tono della voce, offendere i sentimenti altrui.

La struttura della diade evita queste disfunzioni e crea una condizione in cui la comunicazione può avvenire in modo corretto e completo.

Dal momento che ciascuno comunica la propria esperienza senza nominare direttamente gli altri, le persone iniziano a sentirsi sicure e ad avere fiducia perché nessuno le giudica, critica, valuta, deride, offende o inganna.

Semplicemente evitando le disfunzioni della comunicazione, nascono in modo spontaneo e naturale un genuino rispetto dell’altro e una sincera amicizia.

Strumenti ulteriori di consapevolezza

La parola diade significa anche gruppo di due: fidanzati, coniugi, amanti, amici intimi, fratelli, sorelle, genitori e figli.

Il sociologo tedesco Georg Simmel, studioso delle dinamiche all’interno dei piccoli gruppi, ha scoperto che un gruppo formato da due elementi segue una logica diversa rispetto ai gruppi più numerosi.

La relazione diadica è un’interazione tra una coppia di individui che avviene in modo non causale ma che è gestita in modo definito e con finalità specifiche.

Preferisco riferirmi alla diade oltre il suo significato letterale, applicandola alla relazione interpersonale.

Questa interazione relazionale è uno strumento d’eccellenza per l’espansione della consapevolezza.

Ciò che è per sua natura falso svanisce, e quello che è di base vero si afferma, risplende e nutre l’individuo.

Svelando verità su sé stesso il partecipante può arrivare alla gioia di scoprire la più profonda e ultima verità di chi è realmente.

Possiamo distinguere due finalità, quella comunicativa e quella relativa alla conoscenza di sé, sapendo bene che esse sono sovrapponibili.

Ciò che è interessante è il potenziale evolutivo della relazione tra due individui consapevoli.

Reciprocamente i due partecipanti alla diade sperimentano consapevolezza, attenzione e ricordo.

È una condizione di consapevolezza del cuore, non concettuale, non cognitiva, collegata alla compassione, alla modalità di essere attenti in modo non giudicante nei confronti del momento presente.

Il ricordo è inteso come “ricordo di sé”, anche nel senso di ricordarsi di essere consapevoli e di prestare attenzione.

Possiamo concepire la diade come il processo di relazionare con apertura e accettazione all’esperienza e di indagare con curiosa consapevolezza il costante fluire del vissuto personale.

La finalità della diade è di fare chiarezza su un determinato contenuto.

E a tal fine ai partecipanti vengono rivolte delle domande specifiche: l’intenzione è di indagare le aree sulle quali si vuole che la persona porti l’attenzione.

Nell’impiego della diade con il fine di aumentare la conoscenza di sé, non cambiano i tempi né le regole per gestire gli scambi comunicativi, ma non prevede domande specifiche: la richiesta che viene rivolta al partner attivo avviene sotto forma di quesito esistenziale.

In entrambi gli utilizzi della diade, una volta effettuata la richiesta, il partner ricettivo si pone in ascolto di quello che il partner attivo gli comunica nel tempo a sua disposizione, senza intervenire in alcun modo.

Al partner attivo è riconosciuta piena libertà di espressione, sia con riferimento alla lunghezza della risposta che alla profondità dell’indagine.

La libertà di espressione ha soltanto un vincolo di natura etica: il conduttore chiede espressamente di garantire che la comunicazione avvenga in modo non lesivo, rispettando cioè colui che la riceve e i partecipanti vicini che potrebbero udirla.

Finito il turno comunicativo, i partner si ringraziano reciprocamente e si invertono i ruoli.

Mentre nelle diadi a finalità di ricerca esistenziale il partner ricettivo rivolge sempre la medesima domanda al partner attivo, nelle diadi a finalità comunicativa la domanda cambia.

Può cambiare nell’arco dei cinque minuti o vedere il partner attivo impegnato a rispondere per due o tre turni consecutivi.

Questo scambio avviene 5 volte a testa, per un totale di 10 turni per la coppia.

Di solito i partner sono intercambiabili tra una diade e la successiva e viene chiesto di non ripetere la diade con la stessa persona per due volte di fila.

In questo modo si rompe la tendenza all’abituazione.

Finita la diade si chiede di cambiare attività per 10 minuti prima di iniziare un nuovo ciclo, allo scopo di evitare un decadimento della qualità dell’attenzione.

L’utilizzo della diade come strumento di crescita avviene generalmente in gruppo, ma anche questo non è un parametro vincolante: l’unità fondamentale è composta da due individui.

Esempi di comunicazione diadica si verificano quando un dialogo non è solo esteriore, superficiale, o meccanico, ma porta le due persone in una sfera in cui ognuna influenza l’altra.

La coppia di individui in una diade può essere collegata tramite interesse romantico, relazione di parentela, interessi, lavoro.

Il rapporto può essere basato sulla parità, ma può essere basato su un rapporto asimmetrico o gerarchico.

Una diade può essere instabile, perché entrambe le persone devono cooperare per farla funzionare.

La forza della relazione viene valutata sulla base del tempo che le persone trascorrono insieme, così come l’intensità emotiva del loro rapporto.

Sono elementi fondamentali: l’auto-regolazione dell’attenzione, mantenuta sull’esperienza immediata e orientata al riconoscimento degli eventi emergenti, l’atteggiamento nei riguardi dell’esperienza presente, caratterizzato da curiosità, apertura e accettazione.

L’abilità di mantenere un focus attentivo per un tempo prolungato richiede lo sviluppo della capacità di attenzione sostenuta e di commutazione, cioè il riportare l’attenzione sull’oggetto su cui si è concentrati dopo che si è riconosciuto che essa ne è stata deviata da un pensiero, un’emozione o una sensazione, includendo quindi la flessibilità dell’attenzione.

La posizione assunta è quella di accettazione nei confronti dell’esperienza, così come si presenta e rivela curiosità e apertura nei confronti dei contenuti emergenti nel flusso di consapevolezza.

L’accettazione è stata definita come l’essere esperienzialmente aperto alla realtà del momento presente.

La mente è dunque vista come un processo incarnato e relazionale con una funzione regolativa, nel senso che auto-organizza il movimento dei flussi di energia

e le informazioni all’interno dell’organismo e nelle interazioni con gli altri.

Lo sviluppo di ogni essere vivente può essere visto come un movimento dalla semplicità alla complessità, in un processo interattivo con l’ambiente in cui è inserito.

Fattori sufficienti per stimolare il cambiamento sono l’empatia, la genuinità e la considerazione positiva incondizionata, la fiducia, il calore, la comprensione,

l’accettazione, la gentilezza e la saggezza umana.

Secondo l’approccio della neurobiologia interpersonale, i processi interpersonali possono favorire integrazione e coerenza, alterando le modalità con cui la mente si organizza.

L’integrazione è vista come una forma di risonanza, come insieme delle interazioni fra due entità che si influenzano a vicenda, che consente di amplificare e regolare insieme le loro attività.

L’integrazione interpersonale promuove in questo modo un’integrazione intrapersonale, che a sua volta alimenta, in un circolo virtuoso, il processo integrativo verso una complessità maggiore.

La prospettiva della neurobiologia interpersonale prende atto del fenomeno definito consilienza: la convergenza di conoscenze provenienti da differenti campi del sapere che indicano come la mente sia plasmata dalle comunicazioni che si stabiliscono all’interno delle relazioni interpersonali.

Si tratta di un approccio multidisciplinare che fa proprie le interpretazioni neuroscientifiche, gli studi della psicologia dello sviluppo, dell’antropologia e della psichiatria, con l’obiettivo di creare una comprensione della psiche che integri i processi mentali, i meccanismi neurobiologici e le relazioni interpersonali emotive ed affettive.

La pratica della diade rompe il paradigma dell’aumento della consapevolezza di sé come fenomeno privato e individuale e si propone di coltivare la consapevolezza mentre si è in relazione con altri individui.

Le 5 fasi della teoria della costruzione diadica

La teoria della costruzione diadica vede nella coppia una realtà costituita da fasi che devono essere completate

Se ognuna delle tappe non è vissuta in modo pieno, il rapporto è destinato a spezzarsi.

In linea generale, la teoria della costruzione diadica è un costrutto teorico dell’approccio sistemico in psicologia.

Ha trovato applicazione nel campo della terapia di coppia e familiare.

Dal punto di vista concettuale, presuppone l’esistenza di cinque fasi attraverso cui ogni coppia deve passare, fino ad arrivare all’impegno.

Percezione delle affinità e attrazione

In genere questa fase è caratterizzata dalla ricerca di affinità o somiglianze nell’altra persona. Secondo la teoria della costruzione diadica, scoperte le affinità, nasce l’attrazione. L’attrazione porta a cercare ulteriori somiglianze, a volte reali, a volte fittizie.

Avere affinità non significa necessariamente avere caratteristiche uguali, potrebbero essere anche contrarie.

Ad esempio, a uno dei due piace parlare, all’altro ascoltare. In ogni caso, la sensazione che prevale è di reciproca sintonia.

Gli aspetti fondamentalmente falsi inizieranno a dissolversi e i punti importanti emergeranno chiaramente.

Attraverso il processo di comunicazione, comprensione e consapevolezza, i dubbi iniziano a diradarsi e la scelta del proprio presente e del proprio futuro potrà essere fatta in modo più maturo.

Praticando la diade su svariati aspetti di sé stessi e della propria esistenza viene gradualmente a crearsi una particolare maturità, che rafforza la capacità di scegliere, di decidere, di realizzare le proprie aspirazioni e di riconoscere l’essenza della vita.

Passione, seconda fase nella teoria della costruzione diadica

Completata la fase di attrazione, i due componenti della coppia sentono che ci sono molte affinità tra loro, che si capiscono o si completano come con nessun altro. Questo causa entusiasmo che con il tempo si tramuta in passione.

Inizia quindi la fase dell’amore passionale. L’erotismo e la sessualità sono adesso la nota predominante della relazione.

Gli ormoni sono in effervescenza, i sentimenti intensi e c’è una forte idealizzazione dell’altro. In genere questa fase non è di lunga durata.

Amore sereno

Gradualmente la coppia intuisce che l’iniziale situazione paradisiaca è transitoria e che il partner non è così perfetto come sembra.

Comincia a questo punto la fase più serena dell’amore. Si cominciano a percepire i limiti propri e del partner.

Questo significa che l’immagine idealizzata comincia a lasciare il passo a una visione più realistica dell’altro: sì, ha dei difetti e a volte stanca.

Se la relazione ha una buona base, l’amore resiste insieme alla sessualità, anche se l’intensità dei sentimenti è diversa.

La coppia sta maturando.

Fase della consapevolezza

Alcuni definiscono questa tappa come il passaggio dal “ti amo” al “voglio amarti”.

In altre parole, si passa dalla passione al sentimento e da questo a una decisione consapevole.

Gli elementi più importanti sono la ragione e la volontà.

Si percepisce chiaramente che il partner non è l’altra metà della mela, e ciò nonostante, si desidera coltivare il legame.

Nella teoria della costruzione diadica questo stadio corrisponde alla pienezza dell’amore.

Non sono più le illusioni o gli ormoni che decidono per noi, ma è l’analisi e la convinzione che danno la forza per portare avanti la relazione.

In questa fase la comunicazione è di qualità più alta.

Creazione della diade e impegno

La fase finale nella formazione della coppia corrisponde alla formalizzazione del legame e l’instaurazione di un impegno reciproco.

È il momento in cui la coppia fa piani a medio e lungo termine.

Entrambi rinunciano a una visione della vita da single e trovano per l’altra persona un posto stabile in essa.

A questo punto la coppia si è formata in modo completo. I due, adesso, sono un sistema chiuso dotato di una struttura dinamica propria.

Vengono stabilite regole e routine, sogni e limiti. Ognuno rinuncia a una parte di sé in funzione dell’altro.

Secondo la teoria della creazione diadica, le relazioni diventano solide quando ognuno dei cinque stadi sono vissuti in modo completo.

Se si passa, ad esempio, dalla passione all’impegno, come spesso accade, il legame nasce fragile.

Al contrario, se ogni tappa è vissuta in modo pieno, la coppia sarà probabilmente molto forte.