Pragmatica della comunicazione umana. Utilità di questa prospettiva nel counseling e nella crescita personale.

12/11/2013 di Simona Dalloca

La pragmatica della comunicazione umana  si occupa degli effetti della comunicazione sui parlanti, ovvero dell’influenza che questa esercita sul loro comportamento.

Watzlawick utilizzando il concetto di relazione in senso  matematico inteso come funzione di… postula che la consapevolezza che l’uomo ha di se stesso è sostanzialmente una consapevolezza delle relazioni in cui si trova implicato. Il centro della pragmatica diventa dunque  lo scambio di informazione, che avviene durante queste relazioni e così entra in gioco anche il concetto di feedback verso l’emittente di un pacchetto di informazione relativo allo stato del ricevente dopo che ha ascoltato il messaggio dell’emittente, in questo modo possiamo costruire un sistema interattivo  in grado di regolarsi da solo e di adattarsi al cambiamento, come la teoria cibernetica ha dimostrato.

Un sistema interattivo è quindi costituito da due o più comunicanti impegnati nel processo di definire la natura della loro relazione. Ma quando definiamo un sistema, dobbiamo anche definire il suo ambiente, ovvero il contesto nel quale il sistema si forma. Ovviamente non risulta possibile delineare un confine netto tra sistema ed ambiente, dato che esso è parte integrante del sistema diventandone un’altra variabile.

(Le sedute di  terapia non coinvolgono mai solo il “paziente”, ma tutta la famiglia, poiché il problema è a livello sistemico, mentre il comportamento deviante di un membro della famiglia non è altro che l’unico esisto possibile di un contesto comunicativo non sano).

Non è dunque possibile isolare una variabile e studiarla isolatamente, poiché il sistema risulterebbe deformato in modo tale da non essere più lo stesso sistema.

In altre parole la comunicazione, in quanto sistema, va considerata a livello transazionale, un individuo non produce comunicazione ma vi partecipa e diventa parte di essa in quel determinato contesto.

La retroazione può essere sia positiva che negativa: nel primo caso, essa causerà cambiamento, nel secondo caso, essa aiuterà il mantenimento dello status quo.

La ridondanza , ripetizione negli schemi comportamentali che osserviamo durante l’interazione,  contribuisce  a mantenere l’equilibrio del sistema, una volta raggiunto, ovvero quando i parlanti si sono in qualche modo accordati nel tempo sulla natura della loro relazione, emerge la regola. La comparazione proposta da Watzlawick tra interazione umana ed omeostato è esemplare.  Il meccanismo di ricalibrazione permette invece di affrontare il cambiamento attraverso, appunto, una ricalibrazione dei parametri del sistema (da ricordare l’esempio del termostato). Ricalibrare il sistema significa ridefinire le regole della relazione, accordandosi su una nuova definizione della natura della relazione stessa, ma per far questo il sistema deve essere disposto (a cambiare la temperatura del termostato ) e per farlo bisogna essere disposti a fare un salto di livello che per anologia con la teoria dei tipi logici, vuol dire salire di livello  nella scala del linguaggio e metacomunicare su quello di inferiore (linguaggio oggetto).  Quando parliamo sulla comunicazione, quando usiamo un linguaggio che ha come oggetto le ridondanze pragmatiche della interazione comunicativa, al fine di ridefinirle, stiamo metacomunicando: comunichiamo sulla comunicazione. Metacomunicare per ridefinire le regole dall’interno del sistema, è, avverte Watzlawick, nelle situazioni reali, molto difficile perché mancano consapevolezza e intenzione, nonché  è con lo stesso linguaggio che si dovrebbe metacomunicare e questo lo rende, già di per sé, passibile di interpretazioni soggettive nel sistema dei soggetti implicati nella transazione.  Dall’analisi dei suoi modelli  Watzlawick arriva alla conclusione che un cambiamento può verificarsi soltanto uscendo fuori dal modello. Questo è, per la scuola di Paolo Alto, il paradigma dell’intervento terapeutico, il quale non può prescindere dagli assiomi della comunicazione che sono stati osservati e desunti pragmaticamente dai casi analizzati, facenti parte di sistemi interattivi e aperti dalle proprietà definite.

Gli assiomi della comunicazione

Primo assioma: è impossibile non comunicare.

Non possiamo non comportarci. In ogni caso, abbiamo sempre un comportamento. Seppur comunichiamo di non voler comunicare, anche solo col comportamento stiamo trasmettendo un messaggio,  una serie di messaggi scambiati fra persone è una interazione che genera comunque conseguenze pragmatiche.

Secondo assioma: livello di contenuto e livello di relazione.

Dato il primo assioma, dentro un messaggio esiste quindi sia una componente di informazione (l’aspetto di notizia), sia una componente di comando “ecco come mi vedo… ecco come ti vedo… ecco come ti vedo che mi vedi” che può essere.

Confermato: il rispondente conferma all’emittente la versione che questo ha dato di sé, ne conferma la realtà.

Rifiutato: il rispondente rifiuta l’immagine proposta dall’emittente. Questo rifiuto presuppone riconoscimento, e quindi, sebbene sia in disaccordo con l’emittente, ne conferma la realtà.

Disconfermato: in questo caso l’emittente non viene preso in considerazione dal ricevente, negandone la realtà. Questa ultima possibilità comporta per l’emittente il fenomeno della  “perdita del Sé”, ovvero l’alienazione.

Per la pragmatica della comunicazione, il disaccordo a livello di relazione è più importante, per le sue implicazioni, di quello a livello di contenuto.

Il problema consiste allora nel definire la relazione che intercorre tra l’aspetto di comando e quello di notizia del messaggio. Quindi, ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione.

Terzo assioma: la punteggiatura della sequenza di eventi.

L’osservatore esterno considera una serie di comunicazioni come una sequenza ininterrotta di scambi. Tuttavia chi partecipa all’interazione, ed è quindi calato nella comunicazione, legge lo scambio e reagisce ad esso secondo quella che Bateson chiama la propria “mappa del mondo” ogni parlante  vede il proprio comportamento come causato dal comportamento dell’altro, e mai come causa della reazione dell’altro, e viceversa. E’ evidente che il problema della punteggiatura è risolvibile solo a livello di metacomunicazione, cioè ad un livello in cui si parla della relazione, e non dei contenuti degli scambi comunicativi.

Quarto assioma: comunicazione numerica ed analogica.

Nella comunicazione umana si hanno due possibilità di far riferimento agli oggetti:

in modo numerico, attraverso un’assegnazione simbolica, significante (codificato diversamente per convenzione nelle varie lingue)  con una sintassi logica assai complessa e di estrema efficacia (tavolo);

in modo analogico, attraverso una rappresentazione, dove c’è qualcosa di specificamente “simile alla cosa” (tavolo), significato, che ha una valenza semantica ma non ha nessuna sintassi adeguata.  Possiamo infatti capire il significato delle parole attraverso l’uso sia del linguaggio dei segni che dei “movimenti di intenzione” che il parlante usa  includendo: posizioni del corpo, gesti, espressioni del viso, inflessioni della voce, sequenza e ritmo delle parole e il contesto in cui avviene la comunicazione.

L’uomo è l’unico essere vivente ad usare sia il modulo analogico che quello numerico per comunicare con i suoi simili.

Il modulo numerico è dunque quello più adatto a veicolare il contenuto, l’aspetto di notizia, mentre il modulo analogico è quello più idoneo a veicolare la definizione della relazione.

L’uomo ha quindi la necessità di combinare i due moduli, compiendo continue traduzioni dall’uno all’altro, ecco allora che parlare sulla relazione è difficile, a causa dello sforzo di traduzione dal modulo analogico a quello numerico necessario a negoziare la relazione stessa (in sostanza, metacomunicare)

Quinto assioma: interazione simmetrica e complementare.

Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza. Nel primo caso, un parlante tende a rispecchiare il comportamento dell’altro, creando un’interazione simmetrica, dove è sempre presente il rischio della competitività (escalation) ma anche la sana possibilità di accettarsi a vicenda in una conferma reciproca dei rispettivi sé.  Nel secondo caso, il comportamento di un parlante completa quello dell’altro. In quest’ultimo caso, un partner assume una posizione primaria, detta one-up, superiore; mentre l’altro partner completa per così dire la configurazione assumendo una posizione one-down, ovvero inferiore, anche in questo caso ci può essere una sana conferma positiva dell’altro, nella patologia questa transazione tende spesso a disconfermare l’altro piuttosto che a rifiutarlo come nel caso della “folie a deux” che ricorda il contratto tacito che più in là l’analisi transazionale definirà, nel triangolo drammatico, come il rapporto tra la vittima e il suo carnefice: chi è il folle? A entrambe le categorie non vanno dunque attribuiti giudizi di valore dato che in una comunicazione “sana” è necessario mettersi in relazione in certe situazioni in modo simmetrico e in altre in modo complementare.

Proprietà dei sistemi aperti: interattivi.

Le proprietà di un sistema aperto sono tre:

Totalità

Questa proprietà implica che ogni parte del sistema sia in rapporto con il tutto: una modificazione del sistema influisce sulla parte, così come una modificazione della parte influisce sul tutto. Il sistema è un tutto inscindibile, non la semplice somma del contributo parziale di ogni parte. Le sequenze di comunicazione sono dunque reciprocamente inscindibili, e l’interazione è non-sommativa.

Retroazione

E’ il fenomeno che lega insieme le parti e permette l’emergenza del sistema. L’avvento della teoria della comunicazione ha concentrato l’attenzione sullo scambio di informazioni, e quello della cibernetica sul meccanismo di retroazione. Abbiamo dunque la possibilità di adottare uno schema causale circolare, adatto a rappresentare le interazioni in un sistema aperto.

Equifinalità

I risultati a livello di sistema non sono predicibili conoscendo semplicemente le condizioni iniziali del sistema.

Watzlawick suggerisce che siano i parametri del sistema a giocare un ruolo fondamentale nel definire lo stato di equilibrio del sistema, e non tanto le sue condizioni iniziali. Il sistema è allora la migliore spiegazione di se stesso, e lo studio della sua organizzazione attuale è la metodologia più appropriata.

I sistemi aperti diventano Interattivi quando sono importanti per entrambe le parti e dilunga durata. Queste condizioni stabilizzano il sistema in sequenze di comunicazione stabili (famiglia, gruppo di pari, ecc…) dove le ridondanze (regole di relazione) sono molto più significative di quelle che potremmo trovare analizzando incontri casuali tra estranei.

La pragmatica nel counseling

A mio avviso, considerare il modello pragmatico nel counseling ci permette di autorizzarlo ad essere, poiché spostando l’attenzione sulla comunicazione, traccia la linea di confine tra questo e il modello psicanalitico.

Nel counseling, infatti, come per la scuola di Palo Alto, non si ricercano significati simbolici, né cause nel passato o motivazioni, ma modelli per capire qui-ed-ora quello che sta succedendo nell’interazione. Il metodo pragmatico ha l’obiettivo di determinare, rilevare e possibilmente risolvere problemi comunicativi, che non sono solo appannaggio si psicologi e psichiatri ma di tutti coloro che svolgono delle professioni d’aiuto. Ecco che allora diventa essenziale analizzare gli effetti, piuttosto che ricercare le cause di un comportamento. Diventa centrale capire a quale scopo viene adottato un comportamento, piuttosto che chiederci il perché dello stesso comportamento. Determinati comportamenti possono infatti essere inspiegabili se analizziamo il soggetto come singolo, ma acquistano immediatamente senso se collocati all’interno di un contesto più ampio in cui il soggetto normalmente vive (per esempio quello scolastico).

Il concetto di causalità che coinvolge i comunicanti essendo, come già detto, circolare, pone il counselor all’interno del processo stesso, non gli è quindi possibile, per definizione, esimersi dal transfert e controtransfert. Nella relazione si mette in gioco, con vigile consapevolezza della reciproca influenza (Empatia Matura), un rapporto “umano”, caratterizzato dall’incontro di persone reali nel ‘qui e ora’, che sperimentano, tanto più nel modello olistico COREM (COmunicazione, Relazione, EMozione), i livelli possibili dell’esperienza: cognitivo-verbale, sensi, emozioni, sensazioni corporee, immagini. Il controtransfert non è più unicamente una risposta all’investimento affettivo del paziente ma parte integrante delle dinamiche relazionali che si attivano e  le transazioni tra counselor e cliente diventano  un percorso comune dove condividere e costruire la storia della loro relazione in un viaggio verso il cambiamento che li coinvolge entrambe.

La pragmatica nella crescita personale 

Il modello pragmatico è ovviamente utile per comprendere gli “errori” di comunicazione che si commettono nelle relazioni anche se poi dall’interno del sistema, come si è già  ampiamente sostenuto, parlare sulla relazione è difficile, a causa dello sforzo di traduzione necessario a negoziare la relazione stessa, per cui per risolvere il problema servirebbe, appunto, un facilitatore o traduttore. La prospettiva cambia se si considera la persona, come a mio avviso suggerisce il modello COREM, come un sistema interattivo aperto ( il più a lunga durata che esista per ogni singolo individuo) dove coesistono vari sé con diversi bisogni che in diversi contesti, facenti parte di più ampi sistemi, si esprimo in relazioni con altri sistemi persona cercando di soddisfare i propri bisogni. Questi sé hanno bisogno di comunicare nel qui e ora per decidere il comportamento più consono da utilizzare nel rispetto di tutti i vari componenti del sistema persona di cui sono le variabili e per far questo, come già suggeriva Vygotskij, essi usano il linguaggio. L’unità di analisi della transazione pragmatica, diventa dunque intrapersonale e la crescita personale consiste nell’apertura ad un “pluralismo metodologico” (Voice Dialogue, Analisi Transazionale, Ellis con le sue credenze, Eneagramma e gli strumenti stessi che offre il modello pragmatico) che faciliti questo dialogo.

Permane sempre il problema della traduzione necessaria per la negoziazione.

Il modello COREM presuppone lo sviluppo di un centro di coscienza, il risveglio del maestro nella metafora della carrozza di Gurdjeff, supportato da una “visione lucida”,  che sia capace, superando la difficoltà di essere esso stesso parte del tutto, di diventare counselor di se stesso. E che, ancora pluralisticamente, sappia utilizzare tutte quelle tecniche di meditazione olistiche, appropriate ed efficaci per lo specifico, unico e meraviglioso sistema che ognuno di noi è, rendendoci capaci di scegliere e ancor più di essere.

N.B.  vedi anche  Change