Le competenze relazionali nella gestione della classe, dei conflitti e nelle situazioni di disagio.

Le competenze relazionali nella gestione della classe, dei conflitti e nelle situazioni di disagio.

Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile.

di Simona Dalloca e Simona Barrovecchio.

L’U.F. vuole fornire strumenti per una quotidiana gestione relazionale della classe calandola nel suo naturale ambiente di apprendimento.

Si affronteranno casi studio esemplificativi e quelli portati in itinere dalle urgenze contingenti dei docenti che andranno a formare il Team Working, unico e irripetibile,  di questa U.F., proprio come lo è il gruppo classe in cui lavorano.

L’obiettivo è quello di sensibilizzare i docenti a progettare per competenze Unità Di Apprendimento, che vengano da loro interiorizzate non come un surplus alla “programmazione”, ma come strumento di progettazione integrata capace di rispondere alle loro aspettative in termini di conoscenze e capace di produrre quei compiti autentici e/o di realtà, valutabili per le loro evidenze,  che nel loro learning by doing cooperativo, presuppongono di per se stessi e trasversalmente conoscenze, abilità e atteggiamenti specifici delle competenze emotive sia personali che sociali.

Le relazioni con gli altri, infatti,  sono  alla  base  di  tutte  le  principali  sfere  del nostro vivere sociale e sono di natura emotiva, il 67% “due su tre”[1], le capacità ritenute essenziali per una prestazione efficace.

Le nuove competenze chiave recepiscono questo principio trasformando appunto la più generica competenza imparare ad imparare in: competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare.

U.F. si propone di accompagnare i docenti in questo cambio di paradigma educativo fornendo loro strumenti di potenziamento della capacità di resilienza, definita come la capacità di persistere negli obiettivi difficili, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà relative.

Verranno a tale scopo fornite strategie di coping (fronteggiamento della realtà), funzionali e contestualizzate, capaciti di gestire lo stress in maniera proattiva e che garantiscano una respons-ability (capacità di risposta) per individuare ogni volta la giusta distanza relazionale (empatia matura) dai problemi e nei conflitti.

L’U.F. vuole dunque partecipare alla diffusione di quella cultura che individua nello stress divenuto eu-stress “sale della vita” (e non veleno mortale) l’occasione sfidante di crescita individuale, relazionale e organizzativa capace di trasformare criticità e problemi in possibilità di cambiamento sviluppando una più ambia capacità di scelte, non così distante dalla pedagogia dell’errore definita da Perkinson come materia viva nel processo di insegnamento e apprendimento.


[1]Dice Daniel Goleman, psicologo, scrittore e giornalista statunitense. Ha scritto sul New York Times di temi concernenti la neurologia e le scienze comportamentali. L’opera più conosciuta di Goleman è “Intelligenza emotiva” (Emotional Intelligence) del 1995.