Foto e video di minori perché inserirli nel PTOF: i chiarimenti del Garante Privacy.

23/12/2018 di Simona Dalloca

Privacy: La paura di Ieri

Quando ho introdotto nella mia didattica la pratica del learning by doing tramite i video ero ostacolata sia verticalmente che orizzontalmente.

I miei colleghi erano convinti che la mia testardaggine nel voler farmi autorizzare dal dirigente la possibilità di portare in classe la mia vecchia televisione e collegarla ad un vecchio portatile, che allora  e dico allora pesava quanto me, fosse pura pazzia. Fui costretta a farlo quando matematicamente occupavo l’aula TV, sempre vuota, e si generavano discussioni di ogni tipo e attacchi personali sul fatto che io volessi parcheggiare i miei ragazzi davanti al televisore per non fare lezione.

Cercavo di educarli ai media, ma allora non se ne parlava.

Avevo già prodotto due video in ambito educativo quando nel 2008 finalmente sono riuscita a trovare un manuale della Erikson intitolato Video education. Parlare di Media literacy sarebbe stato impossibile.

Con la forza di un mulo ho proseguito imperterrita, la televisione era in classe, ciò che mi serviva per fare lezione lo scaricavo a casa, internet in wifi a scuola, un sogno.

Il mio background teatrale e cinematografo mi aveva pragmaticamente insegnato che si impara solo per esperienza e metacognizione su questa, possibilmente in gruppo e in circle time, dove le competenze civiche sono di per se stesse indispensabili e gli egocentrici come me imparano a parlare per ultimi e dove apprendono che il silenzio risponde ad altri più che esaustivamente anche per  se stessi.

E siccome sono sempre stata un mulo, anche un po’ dislessico, pensavo che se ero riuscita io a memorizzare conoscenze  e diventare abile dopo “solo” 8 anni di sperimentazione in atto con questa tecnica, oggi compiti di realtà, avrebbero potuto farcela tutti.

Nel 2007 ero riuscita a convincere i miei colleghi a girare, La pace ci piace, cortometraggio Vincitore assoluto di categoria del premio INNOVASCUOLA promosso dal MIUR 2011, i quattro anni successivi li ho impiegati per convincere la dirigenza che il prodotto avrebbe dovuto essere diffuso, ma la paura della privacy sulla diffusione delle immagini di minori  impediva che questo accadesse.

Ho dovuto chiedere ad un mio caro e paziente  amico Avv. Donato Mondelli, che ringrazio sempre per ora e per allora, di stilarmi una liberatoria particolareggiata che facesse sentire al sicuro il mio dirigente, sembrava che la cosa stesse procedendo, ma ancora la paura la faceva da padrone.

Poi, un giorno,  su facebook la pubblicità di una Lim, mi sembrava di aver assistito ad una magia, la condivisi come una forsennata.

Cominciai a sembrare meno pazza agli occhi dei colleghi.

Poi il Bando INNOVASCUOLA, oggetti per la sensibilizzazione su tematiche sociali, interculturali, ambientali, pari opportunità e di attualità, sembrava l’avessero fatto apposta per noi, premio: wifi in tutta la scuola e una LIM.

Non c’erano più scuse, anche il dirigente sembrava convinto, rimaneva da chiedere la liberatoria a Baglioni per la colonna sonora.

Mi ricordo camminare sotto un sole cocente cercando di rifugiarmi all’ombra di quel viale romano in cemento alberato per raggiungere lo studio legale del cantante per portargli il video e chiedergli la liberatoria, dopo aver rotto le scatole a chiunque per trovarne l’indirizzo, se cerchi oggi su internet ancora non lo trovi.

I suoi avvocati furono speciali e dopo pochi giorni e altre telefonate, finalmente la mail di via libera ( Luca11.8 “vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza”).

Quell’estate Baglioni fece una trasmissione con i ragazzi di Amici di Maria De Filippi, una delle prime edizioni, e cantò proprio Ninna Nanna Ninna, amo pensare che la voglia di cantarla con loro gli sia venuta dopo aver visto il corto dei miei grandi bambini.

Abbiamo vinto.

Brunetta ha consegnato il premio ai miei alunni, che ormai facevano la quinta,  e ad alcuni dei più grandi che avendo proseguito gli studi nello stesso Istituto  erano potuti intervenire alla premiazione.

La gioia e l’emozione erano palpabili quando hanno visto scorrere i loro nomi proiettati sullo schermo gigante e ha raggiunto il culmine nel momento della premiazione, non sottovalutate i titoli quando fate dei progetti video in questo caso non è una questione di egocentrismo, ma di giustizia valutativa e i vostri alunni lo sanno, è qui che nasce l’autostima, nel sentirsi responsabili in prima persona di ciò che hanno prodotto e nell’attribuirsene il merito senza false modestie (N. Mandela “quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare la stessa cosa).

Infatti si respirava viva quella letteratura che attribuisce alle pratiche partecipative funzionali alle logiche educative la capacità di attivare l’autostima negli studenti e  di farli sentire parte attiva nella creazione della cultura contemporanea in cui sono immersi.

Un’associazione internazionale voleva il permesso di diffondere il video durante le sue conferenze di apertura, ma di nuovo lo spauracchio privacy non ha permesso accadesse, ma per allora sarebbe stato chiedere troppo, avevamo già raggiunto un impensabile traguardo.

Privacy: La paura di oggi

Quando oggi, preparandomi per il concorso senza fine per D.S., alla luce di tutta la letteratura sulla media literacy come “capacità di accedere, analizzare, costruire e valutare i messaggi dei media in tutte le loro forme”, tra l’altro materia concorsuale, sento  A. Armone, esperta in legislazione scolastica che basandosi sul Decreto 196/2003 articolo 19 comma 2 “La comunicazione da parte di un soggetto pubblico a privati o a enti pubblici economici e la diffusione da parte di un soggetto pubblico sono ammesse unicamente quando sono previste da una norma di legge o di regolamento”, sostenere la tesi che l’istituzione scolastica non è tenuta a pubblicare immagini o video sul sito web istituzionale “anche in dissonanza con la volontà degli stessi genitori”, “oltremodo orgogliosi dell’apparire del “ bel visetto” del proprio figlio”.

Allora mi spavento, e penso che non sia cambiato niente da quel lontano 2004, Per fare scuola: Spettacolo in video Tecniche di Empatia in opera, quando cominciavo a sperimentare una didattica innovativa che implementasse le competenze emotive, zoccolo comune di quelle disciplinari, di cittadinanza, di integrazione e coesione sociale, nonché di  valorizzazione delle produzioni culturali e di sostegno della creatività, che con il DECRETO LEGISLATIVO 13.04.2017, N. 60, hanno dato avvio alla costituzione dei primi Poli a orientamento artistico e performativo.

Forse ho capito male…

E tutta quella letteratura sulla cultura partecipativa che favorirebbe i processi democratici e che è la base della nascita di molte iniziative didattiche basate su logiche di pedagogia 2.0 e che ha ampiamente dimostrato come l’utilizzo di social network, blog, wiki, solleciti le dimensioni rielaborative e metacognitive implicate nei processi di apprendimento, seppur valida, non risulta essere opportuna.

Privacy: è lecito pubblicare le fotografie o i video dove gli studenti sono riconoscibili? Il Garante per la Privacy risponde.

Spaventata, mi sono data alla ricerca di qualche fonte che esprimesse parere opposto.

Su Tecnicadellascuola.it  ho trovato un articolo datato 29/08/2018, nel quale il Garante per la protezione dei dati personali risponde telefonicamente cosi: “Non essendoci un provvedimento di carattere generale che autorizzi o disponga la pubblicazione delle fotografie degli studenti la scuola potrebbe ricondurre la pubblicazione in un ambito istituzionale almeno nei seguenti modi: dimostrando che la pubblicazione delle fotografie o video è indispensabile per la valenza di uno o più progetti didattici. A tale scopo occorre descrivere nel PTOF, meglio se singolarmente per ogni progetto coinvolto, i motivi didattici che rendono necessaria la pubblicazione delle fotografie”.

Gianfranco Scialpi di Tecnica della Scuola conclude il suo articolo sottolineando che : “Al momento non esiste una presa di posizione ufficiale, formalizzata in un documento. La comunicazione è avvenuta telefonicamente! Quindi i sostenitori del divieto assoluto di pubblicazione potrebbero evidenziare la debolezza giuridica di questa volontà. A questo si aggiunge che a settembre “il pallino” passa in mano ai DPO (responsabili del trattamento dei dati personali), nominati dalle singole scuole o da reti. Mi augurio che prevalga la soluzione sponsorizzata dal Garante della Privacy. A quest’ultimo chiedo la pubblicazione di un documento ufficiale, in modo da chiarire “senza se e senza ma” la questione e tranquillizzare i dirigenti scolastici.”

Aggiungo alla sua voce la mia e intanto chiedo di aggiornare il PTOF della mia scuola: Perché fare video a scuola. Come inserire la media literacy nel PTOF.

Per approfondire:

Quando la lezione “va in rete”: diritti d’autore e diritti della comunità

“appare opportuno offrire agli insegnanti-autori multimediali alcune indicazioni, anche operative, per rendere meno oscuro il tema della tutela del diritto d’autore e, al contempo, segnalare quali possibilità offre il mondo digitale per il tema della didattica.” di Elena Cirri, avvocato, e Andrea Benassi, ricercatore presso l’Indire.

Bibliografia

Dewey J. (1965), Democrazia ed educazione, Firenze, La Nuova Italia.

Deng L., Yuen A.H.K. (2009), Blogs in higher education: imple-mentation and issues, TechTrends.

Deng L., Yuen A.H.K. (2011), Towards a framework for educa- tional affordances of blogs, Computers & Education.

Dickey M.D. (2004), The impact of web-logs (blogs) on student perceptions of isolation and alienation in a web-based dis tance-learning environment, Open Learning.

Di Mele L., Capello A. R. e G., (2008), Video Education

Ganino G. (2008), Abstract: Narrazione digitale e didattica della storia nella scuola secondaria: indagine esplorativa tra formale e non formale.

Tecnica della Scuola

The Center for Media Literacy (http://www.medialit.org/)

http://www.formazionepnsd.it/